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Il giorno che Francesco diventò quatrano

Ogni volta che il Satana ci esarcebava le giornate (ed è capitato quasi tutti i giorni, tra le aggressioni alle istituzioni, alla democrazia, alla Costituzione e, da quattro mesi in qua, ai nostri privati patrimoni) mi sono figurato quello che avrei fatto il giorno della sua dipartita.

Caroselli mundial, sparo di petardi, cancellazione dello “zero” dalle caselle “sbronze in vita mia” o “canne in vita mia”, o chi sa cos’altro.

 

La sera del 12 novembre 2011 festeggiavamo il quarto compleanno di Francesco.

Serata che è andata tra mezze maniche al forno, un occhio a La Sette, spezzatino, chiasso di bimbi, un buon Tatone delle Terre di Aligi, un occhio al Ballarò Speciale, chiacchiere di adulti, torta coi puffi.

 

E così Francesco è diventato quatràno.

Quatràno, locuzione strettamente aquilana, derivante, pare, dallo spagnolo “cuatros anos”, che segnava l’età nella quale, per la prima volta, si veniva iscritti all’anagrafe. Formalità reputata inutilmente gravosa per le età minori, perché quasi certamente destinata ad essere seguita, di lì a poco, dalla cancellazione per morte.

Da lì “los cuatros anos” indicò una categoria di cittadini, i più piccoli, e, con trasposizione popolana, i bambini, i quatràni, appunto.

E poi, genericamente, i giovani, quatràni anch'essi.

“E’ quatrano” (è giovane), oppure “è ‘nu bravo quatrano” (è un bravo ragazzo, valido anche per l’ottantenne che parla del proprio coetaneo), oppure "è 'na bella quatrana" (va tradotto?), oppure, in politica, “làssiji fà, so’ quatrani” (lasciali perdere, sono rottamatori).

 

Insomma, il 12 novembre 2011 abbiamo festeggiato Francesco che diventava quatràno.

Ogni successivo compleanno sarà, per noi, un piccolo 25 aprile.

Pubblicato il 14/11/2011 alle 10.5 nella rubrica Diario.

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